Affido degli animali dopo la separazione: come si decide

Cani, gatti e altri compagni del mondo animale sono, ormai, considerati membri della famiglia a tutti gli effetti e ciò rende la loro sistemazione post-separazione un tema delicato che richiede particolare attenzione giuridica.
Il vuoto normativo nell'ordinamento italiano
L'ordinamento giuridico italiano presenta attualmente una lacuna significativa: non esiste una normativa specifica che disciplini l'affido degli animali domestici in caso di separazione o divorzio. Questa mancanza costringe i coniugi e i giudici a gestire la questione attraverso principi generali del diritto civile e familiare, con interpretazioni non sempre uniformi.
Nel corso degli anni sono state presentate varie proposte di legge, tra queste: il disegno di legge n. 1392 (XVI legislatura, 2008-2013) che prevedeva l’introduzione di un nuovo "Titolo IV bis" al Codice Civile, rubricato “degli animali”, con un articolo specifico sull’affidamento (art. 455-ter c.c.). Tale proposta, però, non è mai stata approvata.
Altre iniziative parlamentari più recenti hanno ripreso il tema, ma ad oggi (settembre 2025) nessuna disciplina organica è stata introdotta.
La posizione giuridica degli animali domestici
Dal punto di vista civilistico, gli animali sono ancora formalmente qualificati come “cose” (beni mobili), secondo la tradizione romanistica. Questa classificazione contrasta con la realtà sociale e affettiva: oggi gli animali domestici sono percepiti come membri della famiglia.
Negli ultimi anni il quadro normativo è mutato parzialmente: la riforma dell’art. 9 della Costituzione (2022) ha introdotto la tutela degli animali come principio fondamentale, e l’art. 13 del Trattato sul Funzionamento dell’UE impone di considerare gli animali come esseri senzienti.
Anche la giurisprudenza italiana, pur senza base normativa specifica, ha iniziato a riconoscere l’importanza del legame affettivo con gli animali domestici.
Separazione consensuale: accordi tra le parti
Bisogna distinguere due ipotesi: separazione consensuale e separazione giudiziale.
Nel caso consensuale, i coniugi possono inserire negli accordi anche le disposizioni relative agli animali domestici, questa è la soluzione più pratica e meno traumatica per tutti i soggetti coinvolti, animali compresi.
Suddetti accordi possono prevedere varie modalità:
- affidamento esclusivo (l’animale resta con uno dei due membri della coppia);
- affidamento condiviso (alternanza di periodi presso ciascun ex coniuge);
- diritto di visita (il coniuge non affidatario può trascorrere tempo con l’animale);
- ripartizione delle spese (costi veterinari e di mantenimento divisi in misura proporzionale o pattuita).
Gli accordi possono essere formalizzati con scrittura privata, ma è preferibile inserirli negli atti ufficiali di separazione per garantire maggiore certezza giuridica.
Va tuttavia segnalato che, in caso di inadempimento, l’esecuzione coattiva di tali clausole non è sempre pacifica, perché l’ordinamento non prevede strumenti specifici come per l’affidamento dei figli.
Separazione giudiziale: il ruolo del tribunale
Se manca l’accordo, le parti possono rivolgersi al giudice. In assenza di una normativa specifica, la giurisprudenza si è mossa in modo disomogeneo:
- alcuni tribunali hanno negato la possibilità di disporre sull’affidamento degli animali in sede contenziosa, ritenendo che la materia esuli dalla competenza del giudice della famiglia;
- altri tribunali, invece, hanno regolamentato l’affido richiamando principi generali e valutando caso per caso.
Nei provvedimenti favorevoli, il benessere dell’animale è stato considerato prioritario, con attenzione a:
- ambiente più adatto all’animale;
- maggiore disponibilità di tempo e cure;
- legame affettivo instaurato durante la convivenza;
- (in subordine) titolarità formale e documentale dell’animale.
Il fattore figli minori
Nelle decisioni di separazione e divorzio, il benessere dei figli minori è criterio prevalente (art. 337-ter c.c.).
Il legame dei bambini con un animale domestico può quindi incidere nella valutazione del giudice, specie per garantire stabilità emotiva durante la separazione dei genitori.
Tuttavia, non esiste alcuna norma che imponga automaticamente che l’animale segua l’affidamento dei figli: si tratta di un criterio di opportunità, valutato caso per caso o inserito negli accordi delle parti.
Limiti giurisprudenziali
È fondamentale sottolineare che l’affidamento di un animale domestico non può essere assimilato all’affidamento dei figli minori. I tribunali mostrano crescente sensibilità, ma mantengono comunque una netta distinzione tra le due discipline.
La ripartizione delle spese e gli orientamenti giurisprudenziali
Le spese di mantenimento (alimentazione, cure quotidiane, veterinario) vanno disciplinate negli accordi tra gli ex coniugi: In linea di principio:
- nell’affidamento condiviso ciascun detentore contribuisce proporzionalmente al proprio reddito;
- nell’affidamento esclusivo i costi gravano sull’affidatario, salvo diversi accordi.
Sul piano fiscale, resta confermata la detrazione IRPEF del 19% per le spese veterinarie: detraibile l’importo che eccede €129,11, con un massimale di €550 annui. La detrazione spetta solo a chi ha sostenuto la spesa ed è intestatario delle fatture.
La giurisprudenza non è univoca: alcuni tribunali escludono ogni decisione sugli animali in sede di separazione giudiziale; altri, invece, li considerano soggetti senzienti e consentono di disciplinarne l’affido negli accordi omologati (es. separazioni consensuali o divorzi congiunti).
Aspetti pratici e obblighi legali
Un elemento da non trascurare è che, secondo l’art. 727 c.p., l’abbandono di animali domestici o abituati alla cattività è punito con l’arresto fino a un anno o con ammenda. Dal 1° luglio 2025, poi, a seguito della Legge n. 82/2025, la sanzione è stata inasprita e l’ammenda prevista varia da €5.000 a €10.000 (prima era €1.000–€10.000). Entrambi i coniugi hanno quindi l’obbligo di garantire il benessere dell’animale e trovare una soluzione adeguata alla sua custodia.
Per sostenere le proprie ragioni in giudizio è utile conservare:
- documenti di acquisto o adozione;
- fatture veterinarie intestate;
- testimonianze sul rapporto di cura;
- fotografie che dimostrino il legame affettivo;
- documenti sull’idoneità dell’abitazione.
Prospettive future
La crescente sensibilità sociale verso gli animali domestici rende auspicabile una disciplina organica che colmi l’attuale vuoto normativo e dia certezza giuridica.
In attesa di una riforma, la soluzione più efficace resta il raggiungimento di accordi consensuali, che mettano al centro il benessere dell’animale e gli equilibri familiari, evitando il contenzioso giudiziale, ancora incerto e costoso.